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Una ricerca di Glassdoor riporta che bel l’86% dei Millennials cerca lavoro attraverso i social network, ma anche la selezione dei top manager e dei dirigenti passa per la rete. Secondo il recente studio “Digital in 2017”, di We Are Social e Hootsuite, sono oltre 39 milioni gli italiani connessi alla rete, e ben 31 milioni quelli presenti sui social network, ed un manager HR deve conoscere bene i social per una corretta selezione del personale..

Le foto di insalate architettonicamente perfette pubblicate su Instagram stanno pian piano cambiando il modo di fare sia dei cuochi che dei contadini, la tempestività degli utenti di Twitter sta imponendo una rivoluzione delle agenzie di stampa e sì, la diffusione di LinkedIn non può in alcun modo essere presa sotto gamba dai Manager HR. Come moltissimi altri settori, anche quello della ricerca e della selezione del personale è stato travolto dalla digitalizzazione, e in particolar modo dalla socializzazione digital: non è infatti più possibile occuparsi in modo efficace di recruitment senza immergersi nel mare magnum dei social network. «Nemmeno i più capaci ed esperti head hunter al giorno d’oggi possono esimersi dal servirsi dei social network per individuare i migliori candidati» ha spiegato Carola Adami, fondatrice e CEO di Adami & Associati (www.adamiassociati.com), società specializzata in ricerca di personale qualificato per Pmi e multinazionali. Lo scopo di un cacciatore di teste, come anche quello di un manager HR, è quello di trovare la persona giusta per soddisfare al meglio le esigenze aziendali, e per raggiungere questo scopo «va sfruttato ogni strumento in grado di fornire più dettagli possibili sul candidato in questione, e i social network finiscono spesso per svelare ben più informazioni di quante lo stesso professionista svelerebbe nel corso di un colloquio». E non si parla solo di ruoli impiegatizi, poiché «anche nella ricerca e selezione di figure dirigenziali e di top manager sondare i social è diventato fondamentale, in quanto non esistono più categorie lavorative offline». E se l’intera forza lavoro è connessa, di certo chi si occupa di risorse umane deve obbligatoriamente fare altrettanto: da questo semplice ma fondamentale nesso causale si è innescata la rivoluzione del social recruiting. «Non vuol certo dire che il lavoro di head hunting si è spostato esclusivamente in rete, tutt’altro» ha spiegato Carola Adami. «All’esperienza, alle conoscenze tecniche e all’intuito del Manager HR e dell’head hunter si è però sommata la capacità di integrare il classico sourcing offline con quello online». Nessun processo di ricerca e selezione del personale ad ampio spettro che si voglia completo può dunque essere realizzato senza l’ausilio dell’analisi dei dati in rete, in quanto quest’ultima è ormai parte integrante di una grandissima parte della popolazione: basti pensare che l’anno scorso il numero di persone che si sono connesse alla rete è stato di 39,21 milioni, con un rialzo del 4% rispetto al 2015. Ma il dato più interessante per chi si occupa di ricerca e selezione del personale è quello relativo ai social network: ebbene, questi ultimi vengono utilizzati da 31 milioni di persone, conquistando così un tasso di penetrazione del 52% sul totale della popolazione italiana. Questi dati cruciali arrivano dallo studio “Digital in 2017”, figlio di una collaborazione tra We Are Social e Hootsuite. Un manager HR che si rispetti deve quindi conoscere come le proprie tasche il mondo dei social: questo non significa solamente essere presente sulle principali piattaforme, ma anche conoscerne le caratteristiche differenzianti. Prendiamo per esempio il social in blu di Zuckerberg: il 74% degli utenti italiani di Facebook vi accede ogni singolo giorno. Nel mondo, invece, questo numero si ferma a 55%. Cosa sta a dimostrare questo gap? È molto semplice: pur utilizzando un numero minore di piattaforme social diverse, gli italiani accedono alle preferite con maggiore frequenza. Ma non è tutto qui: Facebook è anche quello con la più alta permanenza media mensile, la quale supera le 12 ore a persona. Su YouTube, per fare un confronto, si spendono invece circa due ore al mese, mentre su Linkedin in media i minuti mensili sono solamente 10. A legittimare il diverso impiego di tempo sulle varie piattaforme è ovviamente la loro tipologia: ognuna infatti ha un suo scopo ben preciso, e richiama un diverso tipo di utilizzo – oltre che, in linea del tutto generale, un differente tipo di pubblico. Se Facebook e Instagram sono nati come strumenti di intrattenimento, la vocazione di YouTube e Snapchat è più strettamente comunicativa. Un caso a sé stante è invece quello di LinkedIn, unico vero e proprio social ‘professionale’. «Chi si occupa di ricerca del personale deve dunque capire che il social recruiting richiede un approccio diverso in relazione ad ogni singola piattaforma: Facebook e LinkedIn offrono e allo stesso tempo esigono una presenza online totalmente differente» ha sottolineato Carola Adami. E se una ricerca di Glassdoor ha evidenziato come l’86% di chi lavora da meno di 10 anni utilizza i social media per trovare un nuovo lavoro, né il Manager HR né il cacciatore di teste possono ignorare che il 77,4% degli utenti di Facebook ha meno di 30 anni, mentre Twitter è utilizzato solamente da un quinto dei giovani tra i 14 e i 29 anni. LinkedIn, da parte sua, continua a crescere, seppur a balzi discontinui: nel 2016, la piattaforma acquisita dalla Microsoft ha visto un +18% degli utenti iscritti.

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Secondo voi si può scrivere un Curriculum in 140 caratteri? Certamente si!

E’ la nuova “idea” per catturare l’attenzione delle Agenzie di Selezione del Personale.

I Twesume sono infatti l’unione di Tweet + Resume che  in soli 132 caratteri (perché l’hastag #twesume riduce gli spazi) creano un biglietto da visita digitale di tutto rispetto.

Il 13% delle imprese, nel 2014, ha dichiarato di reclutare talenti grazie a una frase. E sono in aumento le aziende che scelgono di pubblicare offerte seguendo il trend della brevità; qualche nome … Disney, l’Oréal, Starbucks e Accenture.

Certamente perchè il Twesume sia efficace dovrebbe:

  • essere pubblicato su un profilo professionale, motivo per cui piuttosto è meglio avere profili diversi per la vita privata e per quella lavorativa,
  • appartenere ad un account completo di modalità di contatto e fotografia personale
  • essere pubblicato in una timeline ricca in cui siano presenti frequenti tweet di argomento attinente la professione

Cosa ne dite? Trovare lavoro è sempre più una questione di creatività e di “andare dritti al punto”

In bocca al lupo!

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Premessa doverosa: non sono una patita del video streaming. Chi mi conosce sa che preferisco le parole alle immagini, ma quando ci si occupa di content marketing è necessario includere anche immagini e filmati.

Ecco perché mi affretto a segnalarvi un nuovo incredibile social media che ha catturato anche la mia attenzione: Periscope.
Ultima acquisizione in casa Twitter, sta rapidamente prendendo piede anche in Italia. Provare per credere: registrandovi con l’account Twitter immediatamente avrete già tutti i contatti di Twitter, che hanno anche un account Periscope, come Following.
Si tratta di uno strumento di mobile video streaming che vi consente, ovunque voi siate, di poter accendere la telecamera dello smartphone e mostrare in diretta, a un numero imprecisato di utenti, ciò che state facendo o quello che sta succedendo intorno a voi.

Molto semplice da usare, si basa sulla condivisione di propri video live e dai commenti e Like che essi scatenano.

Non è il solo social capace di fare questo, ma l’usabilità di #Periscope colpisce davvero per la sua semplicità.

L’applicazione sociale mobile video streaming possiede il fascino eccezionale del vivere in diretta gli eventi, senza filtri e interruzioni, completi di immagini e audio.
I video restano disponibili per 24 ore, ma possono essere salvati su telefonino e tablet per un successivo riutilizzo, ad esempio su YouTube.
Naturalmente la trasmissione video live impone serie riflessioni dal punto di vista della privacy, dei diritti d’autore, del buon gusto e della educazione delle persone. Sarà certamente un tema da affrontare da più punti di vista, se è vero che oggi sono stati trasmessi live momenti di partite di calcio coperti da diritti televisivi.

Periscope è un vero alleato del Content Marketing e della generazione di informazioni capaci di catturare l’attenzione. Presentazioni, idee, formazione, promozione: ogni video live può essere un tassello importante della comunicazione digitale e per questo va pianificato con attenzione.

Pensate all’applicazione di Periscope in ambito di Marketing Politico: ogni candidato può creare il proprio palinsesto in modo gratuito e immediato, innescando anche un dialogo con i propri spettatori grazie alla funzione chat.
Un esempio proprio di qualche minuto fa? era possibile assistere allo spoglio per il ballottaggio in Francia.