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Facebook afferma di aver rimosso 7 milioni di post tra aprile e giugno sulle sue piattaforme Facebook e Instagram per combattere la disinformazione sul coronavirus, riferisce Reuters. Ciò include i post dedicati alla promozione di false misure preventive e cure.

Il numero totale di post rimossi da Facebook per aver violato le sue politiche è stato di 22,5 milioni nel secondo trimestre, più del doppio dei 9,6 milioni rimossi nel trimestre precedente, secondo il suo recente Rapporto sull’applicazione degli standard comunitari. Ha anche affermato che il rilevamento automatico di tali contenuti è aumentato grazie ai miglioramenti nell’intelligenza artificiale che implementa sulle sue piattaforme. Ad esempio, il tasso di rilevamento dei discorsi di incitamento all’odio è migliorato dall’89% nel primo trimestre al 95% nel secondo trimestre su Facebook e dal 45% all’84% su Instagram.

Forse queste cifre, che saranno verificate da un audit indipendente il prossimo anno, forniranno la prova che molti negazionisti  stavano cercando di fomentare l’incitamento all’odio e la disinformazione.

Corsi Social Media MarketingFacebookLinkedInSocial Media

Conoscere i Social Media e saperli usare per il Business è indubbiamente importante, ma troppo spesso si parte a definire la strategia e il piano dei contenuti da una strada tortuosa e difficile da percorrere. Il Corso organizzato da ITER offre ai partecipanti un training più facile e fruttuoso: incentrato sugli obiettivi che ogni azienda vuole raggiungere e non sugli strumenti.

Molto probabilmente tutti avrete già letto un e-book, un white paper o seguito un corso sui social media in cui avrete scoperto le caratteristiche e le differenze dei diversi strumenti e delle piattaforme di condivisione social. Un lungo elenco di funzionalità e trucchi tecnici, ma troppo spesso un assoluto silenzio sul fatto che ogni social media può essere usato in moltissimi modi diversi per soddisfare le necessità e aiutare le aziende a raggiungere gli obiettivi di business prefissati.

Facebook, LinkedIn, Instagram, Twitter sono strumenti al servizio delle abilità dei Digital Marketer per diffondere e condividere in modo efficace contenuti pensati con un obiettivo chiaro da raggiungere.

L’abilità e la competenza del Marketer sta proprio nel definire gli obiettivi e sfruttare i sistemi di tracciamento e misurabilità dei risultati offerti dalle piattaforme social.

Le Aziende possono avere come obiettivi marketing molto diversi tra loro come riuscire ad intercettare un nuovo pubblico che partecipa attivamente alla vita digital sui Social Media e trasformarlo in acquirente, oppure migliorare la creazione di contenuti per generare effettivamente nuovi contatti, definire come migliorare la capacità di attirare nuovi contatti dall’online che siano in target e pronti all’acquisto, grazie all’Inbound Marketing.

Il percorso formativo pensato da ITER srl, società di consulenza e formazione manageriale che dal 1989 organizza corsi di alta formazione professionale ed eventi B2B su temi di forte impatto innovativo, come gestione documentale, privacy e cybersecurity, bio e nanotecnologie, stampa 3D, marketing, per il prossimo autunno prevede 3 corsi che possono essere considerati sia come singole tappe che come punti di un unico percorso.

Qui sotto i programmi dei corsi, le date pianificate e i link per iscriversi direttamente :

Sai usare i social media per aiutare le vendite?

Milano > 21 settembre 2017
Link
http://www.iter.it/social-media/

Content marketing

Milano > 5 ottobre 2017

Link  http://www.iter.it/content-marketing/

Inbound Marketing

Milano > 19 ottobre 2017

Link  http://www.iter.it/inbound-marketing/


I Corsi sono tenuti dalla Dottoressa Donatella Ardemagni di 39Marketing, agenzia che si occupa di strategie di Marketing attraverso Digital Marketing, Content Marketing e Marketing Automation.

 

 

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Una ricerca di Glassdoor riporta che bel l’86% dei Millennials cerca lavoro attraverso i social network, ma anche la selezione dei top manager e dei dirigenti passa per la rete. Secondo il recente studio “Digital in 2017”, di We Are Social e Hootsuite, sono oltre 39 milioni gli italiani connessi alla rete, e ben 31 milioni quelli presenti sui social network, ed un manager HR deve conoscere bene i social per una corretta selezione del personale..

Le foto di insalate architettonicamente perfette pubblicate su Instagram stanno pian piano cambiando il modo di fare sia dei cuochi che dei contadini, la tempestività degli utenti di Twitter sta imponendo una rivoluzione delle agenzie di stampa e sì, la diffusione di LinkedIn non può in alcun modo essere presa sotto gamba dai Manager HR. Come moltissimi altri settori, anche quello della ricerca e della selezione del personale è stato travolto dalla digitalizzazione, e in particolar modo dalla socializzazione digital: non è infatti più possibile occuparsi in modo efficace di recruitment senza immergersi nel mare magnum dei social network. «Nemmeno i più capaci ed esperti head hunter al giorno d’oggi possono esimersi dal servirsi dei social network per individuare i migliori candidati» ha spiegato Carola Adami, fondatrice e CEO di Adami & Associati (www.adamiassociati.com), società specializzata in ricerca di personale qualificato per Pmi e multinazionali. Lo scopo di un cacciatore di teste, come anche quello di un manager HR, è quello di trovare la persona giusta per soddisfare al meglio le esigenze aziendali, e per raggiungere questo scopo «va sfruttato ogni strumento in grado di fornire più dettagli possibili sul candidato in questione, e i social network finiscono spesso per svelare ben più informazioni di quante lo stesso professionista svelerebbe nel corso di un colloquio». E non si parla solo di ruoli impiegatizi, poiché «anche nella ricerca e selezione di figure dirigenziali e di top manager sondare i social è diventato fondamentale, in quanto non esistono più categorie lavorative offline». E se l’intera forza lavoro è connessa, di certo chi si occupa di risorse umane deve obbligatoriamente fare altrettanto: da questo semplice ma fondamentale nesso causale si è innescata la rivoluzione del social recruiting. «Non vuol certo dire che il lavoro di head hunting si è spostato esclusivamente in rete, tutt’altro» ha spiegato Carola Adami. «All’esperienza, alle conoscenze tecniche e all’intuito del Manager HR e dell’head hunter si è però sommata la capacità di integrare il classico sourcing offline con quello online». Nessun processo di ricerca e selezione del personale ad ampio spettro che si voglia completo può dunque essere realizzato senza l’ausilio dell’analisi dei dati in rete, in quanto quest’ultima è ormai parte integrante di una grandissima parte della popolazione: basti pensare che l’anno scorso il numero di persone che si sono connesse alla rete è stato di 39,21 milioni, con un rialzo del 4% rispetto al 2015. Ma il dato più interessante per chi si occupa di ricerca e selezione del personale è quello relativo ai social network: ebbene, questi ultimi vengono utilizzati da 31 milioni di persone, conquistando così un tasso di penetrazione del 52% sul totale della popolazione italiana. Questi dati cruciali arrivano dallo studio “Digital in 2017”, figlio di una collaborazione tra We Are Social e Hootsuite. Un manager HR che si rispetti deve quindi conoscere come le proprie tasche il mondo dei social: questo non significa solamente essere presente sulle principali piattaforme, ma anche conoscerne le caratteristiche differenzianti. Prendiamo per esempio il social in blu di Zuckerberg: il 74% degli utenti italiani di Facebook vi accede ogni singolo giorno. Nel mondo, invece, questo numero si ferma a 55%. Cosa sta a dimostrare questo gap? È molto semplice: pur utilizzando un numero minore di piattaforme social diverse, gli italiani accedono alle preferite con maggiore frequenza. Ma non è tutto qui: Facebook è anche quello con la più alta permanenza media mensile, la quale supera le 12 ore a persona. Su YouTube, per fare un confronto, si spendono invece circa due ore al mese, mentre su Linkedin in media i minuti mensili sono solamente 10. A legittimare il diverso impiego di tempo sulle varie piattaforme è ovviamente la loro tipologia: ognuna infatti ha un suo scopo ben preciso, e richiama un diverso tipo di utilizzo – oltre che, in linea del tutto generale, un differente tipo di pubblico. Se Facebook e Instagram sono nati come strumenti di intrattenimento, la vocazione di YouTube e Snapchat è più strettamente comunicativa. Un caso a sé stante è invece quello di LinkedIn, unico vero e proprio social ‘professionale’. «Chi si occupa di ricerca del personale deve dunque capire che il social recruiting richiede un approccio diverso in relazione ad ogni singola piattaforma: Facebook e LinkedIn offrono e allo stesso tempo esigono una presenza online totalmente differente» ha sottolineato Carola Adami. E se una ricerca di Glassdoor ha evidenziato come l’86% di chi lavora da meno di 10 anni utilizza i social media per trovare un nuovo lavoro, né il Manager HR né il cacciatore di teste possono ignorare che il 77,4% degli utenti di Facebook ha meno di 30 anni, mentre Twitter è utilizzato solamente da un quinto dei giovani tra i 14 e i 29 anni. LinkedIn, da parte sua, continua a crescere, seppur a balzi discontinui: nel 2016, la piattaforma acquisita dalla Microsoft ha visto un +18% degli utenti iscritti.